lunedì, marzo 13, 2006

Riassunto 29/a giornata

Ecco la tribuna di Giorgio Tosatti:
La Juve respinge l’assalto del Milan
con una partita cinicamente difensiva. Mantiene i dieci punti di vantaggio e ipoteca lo scudetto, ma non va oltre una gestione ragionieristica della sfida. Il risanato Buffon e l’onnipresente Emerson ne sono i pilastri. Il Milan fa una figura assai migliore: gli serva da viatico per la Champions. Era da quaranta partite che i campioni non rimanevano senza gol, ma è un piccolo neo in una tappa decisiva verso la vetta. La Juve affronta la sfida più importante del campionato con un handicap pesante. Non ha i suoi due più forti uomini di fascia, Zambrotta e Camoranesi, tenuto in panchina, non a caso inamovibili pilastri della nazionale. Proprio contro incursori come Serginho (ispiratore di tanti gol rossoneri) e Stam. Proprio contro il miglior attacco europeo formato da levrieri come Shevchenko, Inzaghi e Kaká. Gente micidiale in contropiede ed abilissima nel farsi largo in spazi chiusi, grazie allo sprint, la tecnica, la rapidità di gambe e cervello.

Capello lascia fuori il giovane Balzaretti
affidandosi a Zebina e a Chiellini, fuori da diverse settimane. Atleti di potenza e di spinta: sapranno cavarsela contro scattisti così raffinati? La Juve rischia soprattutto sulla fascia destra dove Mutu deve contenere Serginho e proteggere il francese. Certo alla Juve basta il pari, tatticamente è un vantaggio. Ma in gare simili conta fino ad un certo punto: decidono la forma (favorevole al Milan), la voglia di prevalere, la carica agonistica. Il terreno è infame, indegno di una gara seguita in tutto il mondo. Le zolle volano, si aprono buche rimesse a posto dagli inservienti. Ridicolo. Dopo 13’ il Milan perde Stam: interviene duro su Chiellini, prende il giallo e si fa male. Dentro Costacurta, veterano eternamente giovane. Nella Juve il più pericoloso è Mutu. Il Milan va vicino al gol con Shevchenko e Inzaghi, preceduto da Buffon in uscita, disturbato da Cannavaro in area, scivolato sotto porta dopo una serie di buchi difensivi iniziati da Thuram. La Juve subisce.
Lo sfidante deve vincere, ci prova
, ma non fa abbastanza per riuscirci. Il primo tempo non cambia né la classifica né la sorte dello scudetto. Come col Werder, Ibrahimovic produce poco. Capello lo lascia negli spogliatoi e richiama Del Piero affidandogli la guardia di Pirlo. Ci si attende una ripresa di fuoco, invece il ritmo cala. La Juve custodisce i suoi dieci punti tentando qualche affondo in contropiede. Mutu non prende in considerazione l’idea di passare qualche pallone ai compagni. Marcature strette, spazi chiusi. Il Milan fatica a liberarsi di questo abbraccio soffocante. Shevchenko gioca troppo arretrato. Però ogni tanto un buco si apre. Al 20’ Kaká mette Inzaghi davanti a Buffon: uscita stupenda del portierone. Col Milan si è giocato mezza stagione, col Milan dimostra di essere tornato quello di prima. Risolve una situazione difficile anche un minuto dopo.
Nella mischia susseguente ad un corner il tiro di Nesta
sbatte contro il braccio di Emerson: De Santis giudica l’episodio involontario e probabilmente ha ragione. L’arbitro (permissivo con Vieira) non può fare a meno di espellere Gattuso al 23’. Già ammonito, falcia Nedved e poi se la prende col mondo. Se pur in dieci (Gilardino ha sostituito Inzaghi) il Milan mette la Juve alle corde. Ha un’altra freschezza atletica. Ancelotti rimpiazza Seedorf con Ambrosini, sperando nella sua bravura sui palloni alti. L’attacco bianconero è evanescente. Non dà mai la sensazione di poter trarre profitto dalla superiorità numerica. Dida fa, praticamente, lo spettatore.