lunedì, gennaio 30, 2006

Riassunto 22/a giornata

La Tribuna dell'autorevole Giorgio Tosatti:
La Juve espugna Ascoli dove non era passato nessuno
(la Fiorentina vinse sul neutro di Rimini) segnando tre gol col rinato Trezeguet in 18'. Nessuna va così forte in trasferta. Racalbuto fa arrabbiare i tifosi locali, ma l'avvio dei campioni è terrificante. Capello punta ancora su Del Piero, magnifico ispiratore del successo; Ibrahimovic maturi in panchina. Tutto si potrà dire del tecnico, non che sia ingiusto. Milan e Fiorentina mollano la presa; primo pari interno per Ancelotti, scolorito 0-0 a Udine per Prandelli, nonostante l'espulsione di Baronio al 22'. Son cinque trasferte che i viola non vincono e i friulani erano decimati dagli infortuni. Così lo scudetto resta una faccenda tra Capello e Mancini. L'Inter fatica fin troppo per domare un Lecce ben organizzato dal neoallenatore Rizzo: spazi chiusi, contropiede, grande dinamismo. Risolve un gol di Figo, vecchio torero di sperimentata freddezza. La difesa nerazzurra regge e si avvicina sempre di più a quella della Juve. Neppure una papera di Julio Cesar (Cassetti sfiora il pari) la mette in ginocchio. L'arbitro Trefoloni irrita i leccesi, specie per l'espulsione (assai fiscale) di Ledesma. Nel recupero Stankovic, fra i peggiori, spegne il coraggioso assalto dei locali. Quinta vittoria esterna di una giornata corsara. Volano le romane. Spalletti infila la sesta vittoria consecutiva, scavalca il Livorno, si porta a soli 5 punti dalla Fiorentina. La Champions non è più un miraggio. Totti scala anche la classifica cannonieri. Al tempo degli Europei invitai invano Trapattoni a tenerlo più vicino alla porta: ormai dà il massimo come punta. I resti della Lazio passano a Treviso. Delio Rossi non vinceva fuori dal 27 novembre. Le romane non perdono da 7 turni. Incanta il Chievo di Pillon, vittorie preziose per Parma (la prima esterna) e Messina in zona salvezza. Non è solo colpa di Dida il pari con la Samp, come non era imputabile al pantano quello di Ascoli. Né il Milan può prendersela ancora con De Santis, reo anzi di aver negato un rigore ai liguri e di non aver espulso Gattuso (già ammonito) in quella occasione. La papera del portiere ha regalato il gol a Gasbarroni. Ma non c'entra col crollo milanista negli ultimi 20' del primo tempo, i pali di Volpi e Castellini, le reti mancate per un niente da Castellini e da Kutuzov. Poi il Milan ha ripreso in mano la gara, ha giocato con grinta (27 falli fatti e 14 subiti), si è reso pericoloso quando Gilardino ha sostituito Inzaghi. Sheva (assai giù) sembra trovarsi meglio con lui. Gilardino non lavora solo per sé. Così Antonioli ha dovuto esibirsi in due belle parate (Sheva e Kaká), così Seedorf ha preso un palo. Ma è un Milan con molti giocatori fisicamente poco brillanti e commette troppi errori. Emarginati i nuovi acquisti: Vieri via, Jankulovski utilizzato pochissimo, Vogel scomparso, Amoroso da attendere, lo stesso Gilardino posposto alle altre due punte. Samp magnifica, nonostante tanti infortuni. Ha dominato sulle fasce e a centrocampo, attenti i difensori. La Samp di Garrone — anche con gli accordi economici attuali da lui sottoscritti fino al 2007 — è competitiva, se ha conquistato 4 punti col Milan lasciandogliene solo uno. Delneri si aggiunge a Baldini, Somma, Tesser, Arrigoni, Ballardini (mandati via da Cellino), Gregucci (altra vittima dei Semeraro), Ezio Rossi (Treviso). Zamparini rafforza la leadership come ammazza-allenatori: con Delneri aggiunge la trentaduesima tacca alla sua colt. Onestamente non poteva fare a meno. Le cifre sono impietose: dal 26 ottobre una sola vittoria interna, un pari e quattro sconfitte; appena 11 punti nelle ultime 13 gare; perse 5 gare delle ultime 7; incassati ben 35 gol, contro i 16 di un anno fa, quando il Palermo aveva la terza difesa del campionato e portava tre uomini di quel reparto in azzurro. Infine la batosta di sabato con Bogdani tre volte in gol (più un palo), Terlizzi incapace di contenerlo, il Siena che sembrava il Barcellona, i siciliani ferocemente fischiati dai loro tifosi. Non era Delneri il valore aggiunto di quel Chievo, ma Campedelli e il d.s. Sartori. Con altri tecnici il club ha continuato a fare buon calcio, seppur meno rutilante. Mentre Delneri ha fallito col Porto, con la Roma e col Palermo. Ma Zamparini è più responsabile di lui. Non tanto per la folle cessione di Toni, quanto per aver spinto Guidolin ad andarsene e — soprattutto — per averlo sostituito con un tecnico tatticamente d'idee opposte. Hai un difensivista che gioca ad una punta, fa un pressing intenso, infoltisce il centrocampo e blinda la difesa. Hai una squadra con queste caratteristiche ed abitudini. E vai a prendere un offensivista esasperato? Dovresti rafforzare il centrocampo e continui ad acquistare punte. Ma l'umoralità del presidente è ben nota. In Lega faceva parte della commissione sulla distribuzione delle risorse: accordo raggiunto. Poi Della Valle dice no e Zamparini rinnega tutto e minaccia il boicottaggio. Ora passa da Delneri a Papadopulo, due estremi ideologici.